lunedì 29 luglio 2013

Wishful thinking, sulle mie vacanze

Volevo commentare questo articolo di Scalfari. Avevo le migliori intenzioni, ma non so per quale ragione mi è venuto più istintivo redigere un breve decalogo semiserio sulle vacanze. Mi perdoni la coscienza ma proprio non ce la faccio. E dire che è da ieri che avevo in mente di parlare ancora un po' di questo vecchietto. Ma niente.
Sulla falsariga del lenzuolo scalfariano, ecco il catalogo per le mie vacanze.

Prima di andare avanti con il post, mettete questo pezzo, please. Serve giusto per capire l'atmosfera con cui sono stati redatti (e quindi selezionati) i punti.

Dunque, l'ordine di questo elenco è rigorosamente alfabetico per evitare discussioni sulle priorità dei vari punti. 
Il mio augurio è ovviamente di raggiungerli tutti. Alcuni sembrano difficili da provare, ad esempio il primo. Ma io lo intendo proprio alla lettera. Se qualcuno mi vedesse fermo e/o stanco potrà contestare l'effettivo raggiungimento. 

- Attaccare sempre e comunque gli spazi
- Bere del buon rosso routine senza happy hour o aperitivi  
- Diventare più scuro dei miei occhiali da sole
- Dormire fino a tardi ma comunque poche ore
- Finire l'estate con uno storico triplete
- Guarire dalle punture delle zanzare milanesi
- Non usare il pc nemmeno per stampare il check-in del volo di ritorno
- Riprendere confidenza con la frizione 
- Spaccarmi al beach soccer e alzare la coppa
- Vincere la Caccia al Tesoro

Volendo riassumere tutto in una frase, direi:
"Sfasciare tutto, costruttivamente parlando"

Wishful thinking, per citare ancora una volta Petrucci.
Francès

venerdì 31 maggio 2013

Effetto specchio

"Ottuagenario miracolato dal web"

"Lo statista gonfiato, imperversa con le sue ricetta"

"C'è poi lo smacchiatore di Bettola in grande forma che spiega, con convinzione, che la colpa del governo delle larghe intese è del M5S"

"Quella che attacca a testa bassa"

"È stato riesumato per discettare delle elezioni, forte della sua esperienza di
averle perse tutte"

"È tornato in grande spolvero il supercazzolaro che non sa nulla né di Ilva, né degli inceneritori concessi alla Marcecaglia"

Io un'idea chiara su Grillo e le sue frivolezze retoriche me la sono fatta. Mi pare evidente che prima di scrivere un post o di rilasciare un'intervista l'ex comico genovese (per ricordarlo com'era!) si guarda allo specchio. In tutte le bordate che lancia giornalmente intravedo sempre un riferimento a se stesso. Avete presente la donna-schermo dantiana? Tutti coloro che vengono coperti di cattiverie sono in realtà una protezione.
Non ho dubbi: Grillo si nutre dei propri difetti per usarli contro gli altri.

Insomma, me lo immagino.
La mattina sveglia presto e colazione volante. Shampoo, gel, colpo di phon e ancora gel. Occhiali da sole. Un veloce ritocco alla barba. Camicia e rutto libero. Pipì.
E poi mattinata in salotto. Un salotto con una scrivania al centro e un grosso specchio (330 pollici di specchio). Orologio digitale in alto. Stampante digitale, sigaretta digitale. Acqua digitale, pc digitale.
Musica di sottofondo con lui che si guarda in quel cazzo di specchio e inizia a sciorinare parolacce (digitali) ammirando i suoi difetti riflessi.
Una delle debolezze più antiche dell'uomo è proprio quella di accusare gli altri dei propri fallimenti. Grillo non fa eccezione.
Ed ecco che si ritorna ad inizio post... In fondo il web non è altro che un grosso specchio...
..."Ottuagenario miracolato dal web"...

Francès

martedì 16 aprile 2013

Ce li meritiamo i Ligabue come i Volo o le Gabanelli

Non concepisco per quale ragione una persona che si distingue in un determinato settore debba occuparsi di ciò che non gli compete solo perché sa fare bene il suo mestiere. 
Se è vero che la Gabanelli si è sempre dimostrata un'ottima giornalista che senso ha farle fare qualcosa di cui non si è mai occupata?
Questo concetto di civiltà è almeno 600 anni vecchio. Il concetto di specializzazione è un tantino più recente. Dico, a cosa serve studiare e specializzarsi se poi chiunque può banalmente fare tutto.

E poi non capisco a cosa cazzo sono serviti quei 10 saggi presi da Napolitano per non so quale ragione. Hanno fatto in una decina di giorni una relazione in cui hanno incluso 22 proposte  che riproponevano gli stessi argomenti proposti nei programmi elettorali di PD, PDL, Lista Civica e M5S. Nessun elemento di novità, nessun miglioramento. 
Non abbiamo più politici di professione, non abbiamo più statisti e gente che riesce ad aver una visione politica di respiro e di lunga gittata. 
Siamo il paese degli elenchi puntati e delle tesine che usiamo per pulirci il culo dopo averli sfogliati mentre siamo in bagno.

Insomma, noi ce li meritiamo i Ligabue come i Volo o le Gabanelli. E, ancora di più, ce li meritiamo i punti programmatici, le relazioni, le ricette, e le agende. 




giovedì 21 marzo 2013

Nugae, le mie parole [e son tre]

Ai giorni che passano


Ti vedo sempre di rovescio
mentre faccio gli addominali,
mentre sono senza stivali
e attraverso una pozzanghera.
Mentre parlo a vanvera,
mentre sparo dritto alla luna
e mi illudo che non sia fortuna.

Ti vedo pur nello sfascio
quando piove e c'è neve,
quando sudo e puzzo di ascelle
cambio camicia e bretelle
quando lavoro e mi impegno
quando di là lascio il segno.
Cambio. Il passo è poi breve?

Non ti vedo di sghimbescio
nei tuoi versi facili
nei tuoi battiti gracili
Ormai non leggo e non scrivo
fra me e te sono io il divo
Non lo dicono gli istanti
brutti pensieri, dilettanti!

Non ti vedo manco di traverso
scivola l'orgogolio e l'amore
scivola la rima come sul sapone
e fa male. Quante notti e parole
quanti giorni, fatiche e tremori.
Fiato perso, il mondiale e la Caccia,
numero cinque dietro la maglia.

Ti vedo o non ti vedo?
è tardi o mi sono tradito?
ma tu vai avanti: tre giorni
e son ventisette e mezzo.

Francès


sabato 16 marzo 2013

Autenticità

Questa scena di Moretti oggi l'ho vista e rivista tante volte. 
Poche certezze, nessun compromesso:"La felicità è una cosa seria, allora se c'è deve essere assoluta".
E quante volte la si studia al liceo, alle medie. In Leopardi, in Dante. 
Prendersi sul serio, accettare, rifiutare, criticare, giudicare. Essere se stessi, insomma.
Non è pazzia condannare o fare teoremi. La struttura. Bisogna rischiare ed attaccare. Bisogna difendersi e accettare le sconfitte. In una parola bisogna essere autentici.
Oggi quanti appunti ho preso da un minuto e mezzo di video!


Francès

domenica 3 marzo 2013

All'Italia, Giacomo Leopardi


La risposta a Grillo e al suo voler ribaltare tutto arriva da una poesia del 1818. Mi chiedo quanti insegnanti la facciano studiare ai propri alunni. Come dire, Grillo vuole fare piazza pulita? Grillo vuole mandare tutti a casa? E per far posto a chi? E con quali idee? Dove sta il suo spirito patriottico? Dove sono "l'armi e il valore e la costanza?"
L'attivista Leopardi si mobilita per salvare la donna Italia diventata serva ("che fosti donna, or sei povera ancella"):
L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò solo io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl'italici petti il sangue mio.
[All'Italia, Giacomo Leopardi]
Ogni altro mio commento è superfluo.
Per chi volesse farsi coraggio ed entusiasmarsi per salvare l'Italia può iniziare da qui.

Francès

martedì 26 febbraio 2013

Tre uomini (PD-PDL-M5S) e una gamba (Lista Civica Monti)

Le mie previsioni erano errate.
Sulla Lista Monti assieme a Fini e Casini ho proprio toppato. Per il resto sul PD sono stato troppo "generoso" e ho sottovalutato il PDL. Assurdo che abbia dato Rivoluzione Civile in Parlamento. Su Grillo ho sbagliato di poco.
Per fortuna o per sfortuna, avevo ipotizzato tre possibili governi. Ebbene il terzo scenario da me prospettato è un'ipotesi non più così remota.
Dai miei numeri, prevedo tre possibili governi:
1. Bersani alleato con Monti e Ingroia
2. Bersani con Monti e Grillo
3. Bersani e Berlusconi, il compromesso storico
L'ipotesi tre è da escludere per ovvie ragioni. L'ipotesi due non sarebbe sostenibile: come potremmo aggrapparci a Grillo? L'ipotesi uno è la più probabile (ma non sufficientemente sostenibile).
Ecco le mie previsioni:
PD + Sel               34%
PDL + Lega          26%
M5S                     21%
Lista Civica Monti 14%
Rivoluzione Civile   4% (siamo al limite della soglia di sbarramento)
Fare                       1%
Vado alle prime analisi.
Non mi soffermo su ciò che è successo al Senato perché i numeri parlano chiaro. Disastro del sistema elettorale.
Prendendo in prestito il quadrato semiotico di Greimas, quattro sono le categorie con cui si possono classificare queste elezioni:
  • Grandi sconfitti (Fini, Ingroia, Di Pietro) [posizione S2 del quadrato semiotico]
  • Sconfitti vincitori (Bersani)
  • Vincitori sconfitti (Berlusconi)
  • Grandi vincitori (Grillo) [posizione S1]
Il paradosso è che mentre le categorie gremaisiane sono chiare, pragmatiche e distinte, la nostra situazione politica non ha le stesse caratteristiche. Cioè la situazione all'indomani delle elezioni è che, nonostante [o meglio, proprio perché] il quadro sia ben delineato, non è possibile formare un governo che assicuri una stabilità duratura. Insomma, nemmeno la semiotica, scienza dei segni, può dare una soluzione politica per quanto riassuma bene la situazione. 

Capitolo Grillo e il dramma democratico.
Il vero vincitore di queste elezioni non governerà da solo. Il partito che ha preso più voti non farà parte della maggioranza. Questa è una prima grande anomalia e un grande deficit democratico. Però trattandosi nello specifico del movimento di Beppe Grillo è una fortuna, aggiungerei.
La seconda anomalia l'ho avvertita quando finalmente ho sentito la voce di alcuni grillini. Loro hanno un programma ben preciso (dicono), tuttavia non lotteranno per applicarlo. Il loro modo di governare sarà molto più semplicistico: valuteranno ogni singola proposta e, se consona ai loro ideali, collaboreranno con destra o sinistra che sia. Questo modo di operare è aberrante. L'Italia è un sistema complesso e quindi ha bisogno di essere gestita con un progetto, con una struttura ben delineata. Non si può andare avanti alla giornata come propongono i grillini perché ogni proposta approvata rischia di snaturarne una precedente. Anche perché la democrazia non può affidarsi all'umore di Grillo o dei grillini. E questa non è inesperienza politica, è semplicemente mancanza di cultura e formazione politica. Il politico professionista dov'è finito? In questi giorni si parlava del M5S come di una comunità. L'Italia è uno Stato. Non una comunità (che è un embrione dello Stato... ).

Capitolo rimonta PDL.
Bastava che le elezioni cominciassero un giorno dopo e Berlusconi avrebbe trionfato. Ho preso appunti sul testa a testa PDL-PD con le rispettive coalizioni (parlo della Camera e non del Senato per ovvie ragioni di semplicità).
Su 61446 sezioni alla Camera il risultato finale è stato: PD 29.54%, PDL 29.18%. Il testa a testa è stato drammatico e riporto i momenti salienti:
15531 sezioni, 32.5%   - 26%
21094 sezioni  31.6%   - 26.80%
24343             31.6%   - 27%
39589             30.6%   - 28.3%
50208             30.07% - 28.71%
53724             29.85% - 28.88%
58085             29.70% - 29.03%
60510             29.56% - 29.14%
61446             29.54% - 29.18%

Berlusconi è andato vicinissimo alla vittoria alla Camera. In poche parole, avrà ancora voce in capitolo. Purtroppo. 

Capitolo Monti.
Abbiamo un parlamento con tre uomini (PD, PDL e M5S) e una gamba (Monti). 
A che cazzo serve avere in Parlamento Monti con una truppa di parlamentari così esigua? Non può essere decisivo per una possibile svolta riformista dell'Italia. Potrebbe dare una mano a PD (o PDL) in un accordo di governo. E questa cosa mi rende nervoso. L'Italia aveva bisogno di Monti-politico? La sua veste non era quello di tecnico? Perché questo passo indietro? A chi ha giovato? Un anno di operato (tecnico) buttato al vento. Monti adesso è un politico come gli altri e non ha nessun valore aggiunto. Ripeto, a che cazzo ci serve questa gamba?

Capitolo governabilità.
Al momento è meglio aspettare la posizione del PD (Bersani, sei vivo? Dove sei finito? Perché non ti presenti?). Berlusconi ha iniziato a spararle grosse. Grillo sembra convinto di andare da solo. Monti fa il politichetto di turno.  

[aggiunto il 27 febbraio]

Capitolo fallimento PD.
Il PD ha fallito la sua missione. Bisogna dire che Berlusconi non ha fatto il pieno in quanto anche i suoi voti sono in netto calo.
Resta il fatto che la scelta di Bersani di portare alle elezioni un partito di sinistra senza contaminazioni destrorse è stata fallimentare. Due le motivazioni principali: il partito è vecchio e non si rinnova ormai da anni; la gente ha paura di votare a sinistra. Possiamo dire ciò che vogliamo ma la sinistra in Italia non ha mai avuto (e probabilmente mai avrà) la maggioranza. Al di là di Berlusconi, al di là di tutti i problemi della nostra classe dirigente, bisogna dire che l'Italia è un Paese con la maggioranza delle persone che sono apertamente di destra.

Capitolo voto di pancia.
Prima la "panza", poi il resto. Siamo così noi italiani. Anche quando si parla di amministrazione pubblica noi restiamo profondamente egoisti. Prima vengono i nostri interessi, poi quelli della comunità: ecco il motivo per cui prima di dare il voto a qualcuno pensiamo sempre ai nostri benefici e ai nostri guadagni, in ultima, se resta tempo, pensiamo alla società. Se a questo sommiamo la crisi ecco che votare gente populista come Grillo diventa automatico. Perché Grillo aizza la folla, fa leva sui problemi comuni delle persone, incita una ribellione senza riflessione. Grillo cerca il consenso senza far riflettere le persone, anzi, de-responsabilizzandole. Come ci riesce? La ricetta è semplice. Prende il problema che più attanaglia l'Italia (disoccupazione, crisi degli stipendi) e lo rovescia. Come? Attaccando i politici e tutti i loro benefici. Per carità, è vero che i nostri politici hanno esagerato con i privilegi, però in questa maniera si perde di vista il resto. E così la gente si toglie il fardello della responsabilità    civica e scarica la colpa del fallimento italiano sui politici. No, non è così. Se siamo arrivati fino a questo punto la colpa è nostra, non dei politici. Fin quando le vacche erano grasse abbiamo appoggiato il modo di fare della nostra classe dirigente, adesso che non c'è più nulla scarichiamo la colpa su di loro. Come se la società la portano avanti solo loro. E che dire degli imprenditori truffaldini? E degli operai pronti a fregare l'azienda in cui lavorano? E gli impiegati statati che se ne infischiano della produttività? E tutti i dipendenti pronti a fregare il proprio capo? E tutti coloro che imbrattano le città? E tutti gli spechi di noi cittadini? E tutti coloro che corrompono e si fanno corrompere, che evadono, che non rispettano mai nessuna legge? Che c'entrano i politici? Gli italiani sono degli incivili sofferenti cronici (è così dall'unità se ci pensiamo bene). Incivili perché non badano ai propri interessi; sofferenti perché sommersi da problemi come la disoccupazione, la crisi, i tagli e via dicendo. Grillo ha solo approfittato di questa situazione.

Francès

giovedì 21 febbraio 2013

Previsioni elezioni politiche del 24 febbraio 2013‏

Non ho dubbi, ho sciolto le riserve. Voterò PD turandomi il naso come disse Montanelli. Dopo aver letto l'intrigo PDL-PD-Mps non nascondo la voglia di non andare a votare. Alla fine ha prevalso il buon senso.
No. Non è buon senso. In realtà ho il sospetto che l'unico vero motivo per cui andrò a votare è per non sentirmi escluso in questo mondo così pieno di gente senza dubbi e che non solo sa cosa sia giusto votare ma anche riesce a prevedere gli effetti (benefici) di questo o di quel candidato. Io no. Non vedo luce nel votare PD. Io no. Non ho fiducia nel PD, forse solo in Bersani (o anche in questo caso voglio solo illudermi?). 
Insomma, voto per non avere rotto il cazzo da sapientoni che diversamente griderebbero allo scandalo. 

Ci ho ripensato. Non è vero che voto perché certa gente mi ha rotto il cazzo. Voto perché magari al seggio incontro qualche bella ragazza. 
"Ma sì, vediamo chi incontrerò al seggio!" mi son detto.

Ci ho ripensato nuovamente. Voto solo perché ho fatto le mie previsioni e quindi voglio onorarle con una X sulle due schede. Infatti l'aspetto ludico del voto è l'unico motivo serio per andare a votare.
Dai miei numeri, prevedo tre possibili governi:
1. Bersani alleato con Monti e Ingroia
2. Bersani con Monti e Grillo
3. Bersani e Berlusconi, il compromesso storico

L'ipotesi tre è da escludere per ovvie ragioni. L'ipotesi due non sarebbe sostenibile: come potremmo aggrapparci a Grillo? L'ipotesi uno è la più probabile (ma non sufficientemente sostenibile). 

Ecco le mie previsioni:
PD + Sel               34%
PDL + Lega          26%
M5S                     21%
Lista Civica Monti 14%
Rivoluzione Civile   4% (siamo al limite della soglia di sbarramento)
Fare                       1%

Sia chiaro che non c'è nulla di scientifico o di deterministico. Sono andato a braccio (o a culo se vi pare più colorita come espressione).
Vediamo come finirà.
Francès

sabato 16 febbraio 2013

L’ultima Thule, recensione

Il 27 novembre 2012 è uscito l’ultimo lavoro musicale di Guccini. Ultimo stando alle sue dichiarazioni. Sono passati quasi tre mesi e in questi giorni ho scritto qua e là una serie di appunti che ho messo assieme per dar vita a questa breve recensione.
Sono otto tracce, non a caso lo stesso numero dei dischi in vinile.
Partiamo da ciò che ho scritto qui.
Avevo previsto una “Canzone di notte n. 4” dedicata alla sua Pavana:

Tanta attesa per Canzone di notte n. 4. Considerando che 
vive a Pavana, cosa potrà cantare?
Che va a letto alle 10 con i suoi gattini? Sarebbe favoloso! 
Una chiusura perfetta.

Si tratta di una delle poche previsioni che ho azzeccato. Anzi, Guccini è andato oltre le mie previsioni descrivendo la “differenza” fra le sue notti di adesso e quelle di qualche anno fa:

                          Ehi notte, quante volte ti ho incontrato
                          quando tutti eravamo ancora ignari
                          di quel che ci sarebbe capitato
                          […]
                          La notte la lasciavi scivolare
                          e poi svaniva con il primo barlume
                          […]
                          Ma tutto cambia e già lo sai
                          ti gira dentro e fuori la tua età
                          e allora notte che mi porterai?
                          rimpianto, noia quiete o verità?
                          O indifferente a tutto te ne andra,
                          senza pietà?

Insomma, la notte per Francesco non è più tempo di “tempesta e di bonacce” ma è adesso “tranquilla”.  Piccola chicca, ha citato il gatto (“ehi  notte, che ti strusci come un gatto”).
Avevo invece scritto che mi aspettavo

Canzoni rimate e magari con una melodia monotoneggiante. E poi assonanze
con la r, grande marchio di fabbrica. Giochi linguistici in abbondanza e 
qualche attacco duro al "mal costume dei giorni nostri" (senza demagogia!). Non potrà non parlarci del vino e dei libri letti in questi nove anni. Mi aspetto un addio con un paio di canzoni allegre, 
ironiche e poco originali. Un pezzo sull'attualità e sulle mode poco sempiterne sarebbe 
d'obbligo.
Mi piacerebbe una sua presa di posizione da questa sinistra disastrosa che governa la 
minoranza da almeno vent'anni a questa parte. 

Diciamo che di allegro (o per così dire) c’è “Gli artisti”, canzone che descrive con una certa leggerezza l’essenza degli artisti. Carina la chiusura del pezzo: Guccini non si sente un artista e lo chiarisce:
                              
Ah come invidio gli artisti che vivono nell’utopia
            perché anche una vita infelice si illumina con la fantasia
                        Io semplice essere umano, costretto a costretti ideali
                        sono solo un umile artigiano e volo con piccole ali
                        fabbrico sedie e canzoni, erbaggi amari, cicoria
                        o un grappolo di illusioni che svaniscono nella memoria
                        e non restano nella memoria.

Non c’è patetismo e nemmeno si piange addosso però. Guccini si sente vecchio per fare ancora musica, ma non ha la presunzione di sentirsi un artista nonostante la grande carriera. Bisogna dire che è un disco molto coerente con la sua personalità.  
A dispetto delle mie previsioni ha parlato poco del vino e dei libri letti; non c’è stato un attacco al "mal costume dei giorni nostri”.
 In compenso ha ripreso un topos gucciniano: la notte che addirittura è il titolo di una canzone (“Notti”, appunto). Questo pezzo come “Canzone di notte n. 4” descrive minuziosamente cosa sia questa parte della giornata per Guccini. Riporto una strofa eccezionale in cui i pensieri notturni si materializzano al punto da provarne vergogna di giorno.

                        Con la coerenza potrai
                        difenderle dalla vergogna,
                        o dare ragione a uno sbaglio,
                        strapparti di dosso il guinzaglio
                        o forse le cancellerai
                        forse le canterai

Mi ha colpito trovare il riferimento alla notte in “Quel giorno d’aprile” sottoforma di ricordo di ideali di sinistra:
                              
                        E la Russia è una favola bianca che conosci a memoria
                        e sogni ogni notte stringendo la sua lettere breve

Qui la notte assume un significato diverso: un ideale che purtroppo non ha avuto gli effetti desiderati.
Due canzoni hanno uno sfondo storico. “Quel giorno d’aprile” è un ricordo al 25 aprile e alla liberazione dal regime.
“Su in collina”, canzone che riprende una vecchia poesia scritta in dialetto bolognese, è uno splendido e commovente  spaccato sulla resistenza. Mi sono quasi commosso nel sentire l’unico verso di rabbia, di invettiva:
               
                       Dopo aver maledetto e aver pianto
                       l’abbiamo tolto dal filo spinato
                       sotto la neve, compagni , abbiamo giurato
                       che avrebbero pagato tutto quanto

"Che l'avrebbero pagato", è l’unico verso del Guccini “d’attacco”. Per il resto è un disco molto intimista con una profonda riflessione sulla vita andata, sulla vecchiaia e sulla morte che incombe.
“L’ultima volta” e “L’ultima Thule” contengono già nel titolo la parola “ultima” che anticipa il motivo di queste due canzoni e, va da sé, l'addio dalla scena musicale.
“L’ultima volta” è una susseguirsi di ricordi della giovinezza (il bacio ad una ragazza mai più vista, i sandali nuovi, la madre che canta); “L’ultima Thule”, che assieme a “Su in collina” è la più bella canzone di tutto il disco, è la sintesi di tutto il disco. 
Guccini si sente solo e dice di non essere più quello che un tempo lottava giorno dopo giorno per via dell'età e perché molti dei suoi amici sono morti.

                        Dov’è la ciurma che mi accompagnava
                        ee assecondava ogni ribalderia?
                        Dov’è la forza che ci circondava?
                        Ora si è spenta ormai, spariva via.                  
                        Guardo le vele pendere afflosciate
                        Con i cordami a penzolar nel vuoto,
                        che sbatton lenti contro le murate
                        con un moto continuo, senza scopo

Cosciente della sua età, della vita passata e della vecchiaia incombente chiude con una strofa struggente:

L’ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo. 

Si tratta di un album che non incita alla sommossa, non sventola ideali. Un album di congedo da parte di un settantenne che non vuole più stare al centro della scena musicale italiana. È un tributo doveroso alla musica cantautorale che così tanta fama e successo gli ha dato. Un album che descrive una persona che ha vissuto da protagonista e che a settantatrè anni vuole percorrere altre strade e non vuole “spiegarci cos’è la libertà”. Un album senza pretese in cui il ricordo prevale su tutto.
Un album che ribadisce ancora una volta l’onestà intellettuale e la caratura del personaggio Guccini.
Grazie Francesco.

Francès

sabato 9 febbraio 2013

Monti mi ha deluso


Secondo Demos, il centro-sinistra inteso come Pd e Sel è accreditato del 34.1%. A ruota segue la coalizione PDL-Lega Nord (28.6), terzo Grillo (16.0) al pari della coalizione Udc-Lista Civica Monti. Chiude RC con il 4%.
Dando per buono questo sondaggio, ho fatto delle proiezioni e due sono le certezze:
-        - Per comporre un governo con una maggioranza ampia è necessaria una coalizione fra tre dei quattro leader (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti) delle rispettive coalizioni con più voti. In soldoni, saremo costretti a vedere uno dei due giullari al governo!
-       - Il PD sarà il partito “centrale” in quanto senza di lui difficilmente si arriverebbe a una maggioranza sufficiente per governare

Se PD-Sel e Udc-Monti sembra una coalizione obbligata, resta da vedere chi sarà il terzo (magari con un appoggio esterno) a dare manforte ad un governo stabile. Escludendo PDL-Lega, resta il M5S.
L’alternativa sarebbe invece un governo Udc-Monti unito al PDL-Lega e… udite, udite Grillo (un’allenza PDL-PD è di fatto improponibile). Siccome quest’ultima ipotesi mi sembra irrealistica per il semplice fatto che significherebbe non dare la maggioranza al partito con più voti (PD), la scelta del Bersani-Monti-Grillo resta lo scenario più plausibile. E ciò mette i brividi. Tre leader diversi, tre modi di fare diversi.
E non ci sono molte alternative. RC con il suo 4% non sarebbe d’aiuto a nessuno; Grillo e Monti hanno troppi pochi voti per pensare di andare da soli.
Ma voi ve lo immaginate un governo Bersani-Monti-Grillo? Cerchiamo i colpevoli.

Ho lodato in Monti qui e qui. E invece? Un sicuro colpevole di tutto questo è proprio lui. 
Dopo un anno di governo precario, mi chiedo il senso di unirsi all’Udc casiniana. Eppure era Monti stesso a chiedere un governo con una larga maggioranza. Solo due mesi fa sembrava che sia lui che il PD potessero riuscire ad avere una tale maggioranza. E allora perché questa infelice scelta di staccarsi dal PD con conseguente perdita di voti? Perché il PD si è alleato con Vendola? Perché Vendola è troppo di sinistra? Se si dovesse creare un governo Monti-Bersani, il caro Monti sarebbe di fatto coalizzato con Vendola. E allora perché non farlo da subito? Le cose fatte per contrarietà portano sempre una perdita di tempo e di soldi. E in questo caso chi ne paga le conseguenze è l’Italia.
Se non si riuscirà ad avere un governo forte, la colpa è (anche) sua. La sua irresponsabilità sta nel fatto che da “tecnico” si è improvvisamente trasformato in “politico”. E perché mai? Tutte le tasse e i sacrifici da lui chiesti che fine faranno? Io sposavo Monti e la sua agenda perché credevo che i suoi interventi avessero effetto nel lungo periodo; così non sarà se non si riuscirà ad avere un Parlamento e quindi un Governo con una maggioranza in grado di attuare riforme che aiutino l’Italia a risalire la china.
C’è poi chi accusa il PD. Lo scandalo MPS lo ha travolto e Bersani non sembra aver reagito bene; anche qui probabilmente ci voleva una migliore gestione. Magari facendo fuori gli esponenti del PD direttamente coinvolti nello scandalo MPS. Si tratta di un vizio atavico del PD. Fare chiarezza e pulizia sarebbe l'unico antidoto alla perdita di credibilità.

La mia speranza è che il giorno dopo le elezioni Bersani non accetti un incarico di governo con una maggioranza risicata. Farebbe la fine di Prodi. Ricordate? E poi il governo passerebbe inevitabilmente in mano a… brrrrr! Che brividi!

Francès

martedì 5 febbraio 2013

Versi flash su alcuni pezzi di Fibra

Ho ascoltato nove tracce dell'ultimo disco uscito oggi di Fabri Fibra, "Guerra e pace". 

Riporto un paio di versi, quelli che mi hanno colpito. L'impressione è buona. Prometto una recensione del disco (ho in canna ancora pure quella sull'ultimo lavoro di Guccini).


"Questo spettacolo fa schifo e son già le due, 
mi tingerei i capelli fossi Ligabue, see!"


Grande Fabri. Questa è per chi si crede ribelle con le canzoni di quell'imbellettato. 


"La mia ragazza non si chiama Pamela
ma me la immagino sui prati


"Ho ricominciato come Marchionne da capo
le volte che ho dimostrato il successo che ho avuto

lo hanno visto in tanti come un gol allo stadio

eppure qualcosa nel frattempo mi è sfuggito


"Vento in poppa come un veliero
vengo in bocca come a Valerio."

"Mando la scena indietro tutta come Renzo Arbore
sogno spesso di stare in tv, ma senza un cazzo da dire"

"Chi sogna di essere una stella come Martina
la maggior parte brucia in fretta tipo cartina"


Non voglio dare giudizi avventati e oltretutto non l'ho ascoltato per intero. Però, però...

Francès

mercoledì 30 gennaio 2013

Allibisco davanti al paradosso Ingroia

Continuo a leggere sbigottito le esternazioni di Ingroia. Non vedo contenuti, non vedo idee. Solo caciara. È folle offendere la Boccassini. Che senso ha? Vediamo di capirci qualcosa da questo parapiglia.
Ingroia denuncia un atteggiamento ostile da parte di molti suoi colleghi (non dimentichiamo che lui rimane un magistrato seppur in aspettativa per motivi elettorali) e nomina Falcone (non capisco a che pro, perché fa figo?):
“Fu così anche per Giovanni Falcone.
Se fai il magistrato (e rappresenti un potere) e all’improvviso decidi di candidarti, dal punto di vista formale non ci sono restrizioni, ma è chiaro che la manovra lascia spazio ad interpretazioni controverse, vogliamo negarle a prescindere?
Comunque, a ruota è seguita la risposta di Ilda Boccassini che mette in chiaro che fra Falcone e Ingroia la differenza è abissale. Mi pare che i fatti parlino chiaro, qualcuno ad oggi (ripeto, ad oggi!) potrebbe dire il contrario? Falcone del resto non ha mai fatto politica. Questo è una delle poche certezze.
Ingroia infine risponde in maniera stizzita inserendo nella mischia un altro “grande” della magistratura:
“Non dico cosa Borsellino diceva di lei.”
Ora, a parte che Borsellino è morto e non può confermare o smentire, come mai non vuole dircelo? Forse che l’intento è quello di mostrarsi al di sopra della Boccassini senza però passare dai contenuti? Come mai Ingroia non attacca la Boccassini portando qualche stralcio di idea? Una cazzo. Una sola. Lo sento parlare e parlare e parlare, ma non ho sentito ancora qualcosa di concreto. Un’idea, un concetto, un pensiero articolato. Un periodo, una cazzo di frase con principale e subordinata che mi faccia capire la sua visione politica. Va bene la rivoluzione, ma almeno ha chiaro in testa cosa vuole ottenere? Quali sono gli obiettivi? La rivoluzione può essere un mezzo, non uno scopo.

Che poi dal punto di vista teorico mi chiedo: come può un magistrato ergersi a paladino della rivoluzione? Ingroia ha rappresentato e rappresenta il potere costituito (ribadisco che è un magistrato in aspettativa), che rivoluzione è mai questa? Da che mondo e mondo il giustizialismo o, per dirla in termini più consoni, il potere giudiziario è stato a capo di una rivoluzione? Il potere giudiziario è conservatore. Conservatore in senso buono, ma pur sempre conservatore. Perché il potere giudiziario è direttamente dipendente dalla Legge. Questo è il paradosso Ingroia. Con lui il concetto di rivoluzione è completamente svuotato dal suo significato originale. Ma dov'è finita la sinistra? Quella non conservatrice! Vuoi vedere che non c'è mai stata?

In ultimo, una riflessione squisitamente politica. Ingroia è di sinistra. Quanto potrà ottenere? Il 5%? Perché togliere voti al PD? Per fare un favore al PDL? Ma Ingroia non era contro il capo del PDL... 

Francès

venerdì 11 gennaio 2013

Non abbiate paura, non sono tutti come Santoro

Non abbiate paura, non sono tutti come Santoro coloro che sono contro quel signore suo ospite. Io vi posso capire, seguire un dibattito in cui il presentatore porta costantemente degli attacchi personali all'ospite fa paura.
“Papà, ma Santoro mangia gli ospiti come i comunisti?” direbbe un bambino nel vedere Santoro dare del colpevole a un condannato in primo grado (in Italia non si è colpevoli... Lo sapete già, immagino).
“Mamma, ma perché Santoro lo ha interrotto mentre leggeva una letterina? Che senso ha?” sarebbe una seconda domanda.
Ma la verità è che non siamo tutti così scontrosi e brutali come Santoro. Questo atteggiamento da orco affamato mette ribrezzo, ma non abbiate paura. Purtroppo, mi duole dirlo. Ma Santoro con il suo modo di fare, con la sua boria e con il suo sentirsi giudice e presentatore allo stesso tempo finisce per spaventare l'elettorato. Invece che rassicurare la gente, la spaventa.
“Mamma, papà, ma non votate per gente come Santoro? Io ho paura” dice il bambino mettendosi a piangere.
Non dovete avere paura anche perché se non votate quell'ospite lì, improvvisamente anche Santoro cadrà nel dimenticatoio. Nessuno si ricorderà di lui. E poi magari tutti potremo sorridere, potremo pagare le tasse con un po' più di fiducia verso lo Stato, potremo trovare un impiego, uno scopo, una vita. Non votandolo potremo sognare di diventare ricchi dentro e fuori, potremo alzarci la mattina presto meno incazzati e far passare il pedone che, di fretta, non rispetta il semaforo. Potremo accettare il caldo asfissiante, il freddo siderale. Potremo andare al cinema a guardare un cartone o un thriller. Potremo andare a correre nei parchi. Potremo far politica, potremo rifondare la scuola, potremo ritornare a contare sulla pensione.
L'opinione pubblica non va spaventata, e Santoro in tutti questi anni non lo ha ancora capito. L'opionine pubblica va coccolata, va incoraggiata. E Santoro la stressa, la mette a dura prova. Che senso ha rivolgersi con quei toni verso un ospite? Di solito chi invita una persona a cena mantiene una certa soglia di rispetto e di garbo durante una discussione.
Coraggio, non abbiate paura. Non siamo tutti come lui. C'è tanta gente pacata, tranquilla e piena di gioia in giro. Non abbiate paura di non votare l'ospite. Con delicatezza si può batterlo. La democrazia è anche questo.

Francès