lunedì 6 agosto 2012

Se la Provincia di Trapani...

Non entro nel merito della riforma Monti, cioè non so se sia corretta la decisione del governo di accorpare le province che non rispettino due paletti tanto freddi quanto "spietati" (via le province sotto i 2500 km² di superficie o con meno di 350mila abitanti).
Tendenzialmente mi trovo favorevole per un semplice, e banalissimo!, ragionamento. Se le province negli anni '90 sono servite per soddisfare le promesse elettorali e per "sistemare" tutti gli "elettori" del partito di turno, allora forse sarebbe bene tagliarle tutte per limitare gli sprechi. 
Del resto, se sono di chiare le funzioni del Comune e della Regione, quelle della Provincia restano "oscure". Per chiunque volesse farsi un'idea, l'art. 19 della 267 del 2000 ne illustra le funzioni. Le definisco "oscure" perché magari potrebbero essere distribuite alle Regioni e ai Comuni risparmiando... ma qui si entra in altri discorsi.

Ciò che invece mi indigna è la proposta fatta da Turano, il presidente della provincia di Trapani, alla provincia di Agrigento per annettere Menfi nel provincia trapanese. Anzi, oltre alla proposta in sé (già discutibile), non mi è piaciuto il suo modo di giustificare tale operazione politica.
Andiamo ai fatti.
Mi ha dato fastidio l'uso poco onesto della storia. Per salvare la provincia trapanese ha richiesto l'annessione di Menfi tirando in ballo la storia siciliana e invocando addirittura il regio decreto del 1817. Qua siamo al limite. Cioè, è chiaro che la storia viene svuotata dalla sua funzione di base per una mossa politica, ma non ci sono prove oggettive e si resta nel limbo linguistico-semiotico. 
Tuttavia Turano sbanda con questa affermazione:
"Se la Provincia di Trapani scompare è anche per colpa di Camporeale perché fino al 1954 il Comune faceva parte della Provincia di Trapani, e poi è passato a Palermo".
Passi che Camporeale nel 1954 passò alla provincia di Palermo (anche qui non entro nel merito). Però io i conti me li sono fatti e vediamo un po'.
La provincia di Trapani ha una superficie di 2459,84 km². Annettendo Camporeale (38 km²) arriverebbe a 2497,84 e non supererebbe la fatidica soglia dei 2500 km² per 2,16 km². 
Ahi, presidente. Ahi! 
Se la prima citazione non trova smentite lampanti, la seconda è proprio una gaffe. Il prospetto che segue chiarisce meglio tutto:




Non c'era proprio bisogno di fare l'uomo di "cultura". Con questo modo di fare politica, non c'è continuità di soluzione.
Si cerca di aggirare la legge alla meno peggio e nel breve periodo si tira a campare. Ma verrà
sempre il momento in cui ci si ritrova al classico bivio: 
- fallire del tutto (con tutte le conseguenze del caso) 
- farci martoriare da tasse tasse tasse e tagli tagli tagli da un Monti di turno.


Francès

sabato 4 agosto 2012

Nugae, le mie parole [ed è uno]


POLVERE E FELICITÀ 

In fondo a La Grande Piazza si intravedono tante baracche una a fianco all’altra. Un piccolo vermicello sembra volersi dirigersi verso le baracche. Ha passato la notte lontano, spero in un posto migliore. E cammina. Cammina velocemente. Quasi a metà piazza incontra l’amante. Lei lo aspetta, contenta come se dovessero andare a nozze. L’incontro è pirotecnico: lui si ferma, la vede, la fissa. Poi si vengono incontro e si abbracciano con le loro zampettine. Sprizzano gioia. Un bel bacio lungo un’eternità prima di fissarsi per rendersi conto di sentirsi realizzati. Il verme le indica il suo rifugio che si trova proprio vicino le baracche. Sta lì da poco, il repentino cambio di temperatura gli ha permesso di anticipare il trasloco di un paio di settimane.
Ha faticato per renderlo abitabile: ha dovuto farsi spazio fra zolle dure e pietre insormontabili. E poi le formiche! Maledette formiche! Le hanno conteso a lungo il posticino.
“Guarda un po’ queste operaie senza cervello!”  pensava spesso.
Tuttavia il viaggio non è poi così semplice. La polvere. Spinta dal vento li avvolge e lei, la sua amante, si aggrappa alle ali del suo principe. The show must go on.
Intanto da una delle baracche esce una donna vestita di stracci con in mano altri stracci. Poco fa non precisato che ogni baracca ha al suo fianco un piccolo lavabo non eccessivamente sporco: sono tutti un po’ infangati.
La donna inizia a lavare gli stracci. Ma la polvere ostacola il suo lavoro. Si strofina gli occhi nel tentativo di togliere la polvere, ma il risultato è pessimo: le mani sono molto lerce e quindi adesso ha il viso completamente sudicio. Gli occhi sono arrossati, qualche lacrima scende giù vispa e civettuola. E poi ancora vento e polvere. Mi sono accorto che c’erano dei panni stesi. Erano stesi appunto. Adesso sono a terra. Sono i panni che il marito, fermo all’uscio, osserva cadere e grida:
“I miei vestiti! No! Dovevo metterli per la funzione religiosa!”
“Dai, non ti preoccupare che capiranno. Mica è colpa tua…”
“A me non piace ricoprirmi di polvere”
“Nemmeno a me.” risponde la moglie cercando di incoraggiarlo “Ma andrà meglio, vedrai.”
Lo incoraggia, ci sta. Il marito è però un uomo navigato e orgoglioso: sa in che condizione vive, sa che non c’è nessuna via di scampo, non vuole apparire malconcio davanti lo specchio. Ostacolo duro la polvere. Da giovane teneva una barba folta. Il tempo ha giocato la sua parte:  è cresciuto, ha capito e l’ha tagliata. Scura, nerissima in teoria. Bianca allo specchio a causa della polvere. Quando non c’è acqua a sufficienza è meglio tagliare tutto.
I due vermicelli continuano la loro marcia di avvicinamento al rifugio avvolti sempre più nella polvere. Sono ormai a pochi passi.
“Vado a lavorare” parla con voce chiara e tonante il marito.
“Ciao amore, e buona giornata” risponde la moglie.
“Grazie” risponde. Poi le si avvicina, la bacia, va via. La moglie resta a lavare i panni: ignora la polvere che la circonda.
Pericolo. I due vermicelli sono praticamente arrivati. Lui le mostra l’ingresso, lei cerca di osservarlo. Pericolo. Il vento è forte e non fa sentir nulla. La polvere oscura tutto. I due vermicelli non avvertono il rumore dei passi. Niente da fare: ci rimangono secchi. Due corpi senza forze avvolti nella polvere. Il processo è irreversibile. 

Francès