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domenica 3 marzo 2013

All'Italia, Giacomo Leopardi


La risposta a Grillo e al suo voler ribaltare tutto arriva da una poesia del 1818. Mi chiedo quanti insegnanti la facciano studiare ai propri alunni. Come dire, Grillo vuole fare piazza pulita? Grillo vuole mandare tutti a casa? E per far posto a chi? E con quali idee? Dove sta il suo spirito patriottico? Dove sono "l'armi e il valore e la costanza?"
L'attivista Leopardi si mobilita per salvare la donna Italia diventata serva ("che fosti donna, or sei povera ancella"):
L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò solo io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl'italici petti il sangue mio.
[All'Italia, Giacomo Leopardi]
Ogni altro mio commento è superfluo.
Per chi volesse farsi coraggio ed entusiasmarsi per salvare l'Italia può iniziare da qui.

Francès

sabato 13 ottobre 2012

Lettura di Casanova (con dolo)

Ho letto saltando molte parti qua e là i tre volumi di Giacomo Casanova riguardanti la sua vita. Confesso che delle tremila (3000) e passa pagine non sarò arrivato a leggerne la metà; tuttavia un'idea me la son fatta.
Casonova non è un uomo perbene, non è un ladro. Un furfantello, a tratti. Ma ha delle qualità. Nononostante riesca a fatica a gestire la sua vita, ha il talento di sfruttare tutto ciò che gli capita davanti. Se trova una donna, si innamora e prova a scoparsela; se becca un professore, si fa impartire lezioni; se finisce in un convento, intraprende la carriera ecclesiastica; se incontra un amico, gli chiede un favore. Durante il suo pellegrinare per l'Europa non lascia mai nulla alle spalle. Non c'è una serratura che non ha provato a forzare. No. Quando lui fugge da un posto lo fa perché ha proprio raccolto il massimo (e spesso seminato il peggio).
Delle due cose che mi hanno colpito di Giacomo Casanova, questa è la prima.

Poi, riflettendoci un po' su, mi è venuta in mente un'altra idea su di lui.
Diciamo che, a mio avviso, Casonova è un concentrato dell'uomo comune. Cioè quell'uomo che ti trovi davanti e che, sotto uno spirito di cordialità, ti nasconde le sue reali intenzioni. L'unica differenza è che Casanova, essendo come detto un concentrato, va dritto al nocciolo e non si nasconde in finte cordialità. Lui è ciò che pensa e ciò che vuole allo stesso tempo. Infatti non credo che bisogna prendere alla lettera nemmeno queste memorie perché spesso anche la narrazione risulta piegata alla sua volontà: e così ci dice per esempio di essersi trombato più donne di quante magari realmente ne abbia portate a letto. Ma non si pensi che il suo racconto risulti palesemente falsato: infatti si fa prendere sul serio quando fa un oroscopo o giochi di magia da quattro soldi per accalappiarsi una dama; è lucido quando ti ruba un libro, poi due, poi tre e pure i gioelli. Incarna insomma i vizi dell'uomo del Settecento (e anche del Novecento vorrei permettermi) senza nessuna moralità.
Anche i confronti intellettuali sono figli di questo suo modo di essere: quando si ritrova ad attaccare Voltaire non gli importa se le sue teorie abbiano un senso logico. Lui lo attacca perché gli conviene.

Alla fin fine neanch'io sono stato onesto con lui. Ho letto le sue memorie ma con dolo. Spesso mi annoiavo o semplicemente avevo fretta di andare avanti e saltavo pezzi e/o pagine. Anche perché fra un po' andrò a consegnare i tre volumi in biblioteca. 
Tutto questo è Storia della mia vita, un'autobiografia di Giacomo Casanova. 

Francès

mercoledì 10 ottobre 2012

Onore a Bufalino Gesualdo

Non voglio commentare questi aforismi. Credo che lo facciano da soli...
  • Autunno, stagione sleale.
  • Biblioteche, musei, cineteche... Non amo che camposanti.
  • Bisogna che abbiamo un'idea molto primitiva dell'eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent'anni.
  • Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.
  • Certi amori sono soltanto sudori che si somigliano.
  • Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
  • Chi scrive per il suo tempo, disperi di sopravvivergli.
  • Ci vogliono virtù a iosa per fare un vizio.
  • Comunque vada la nostra partita con la vita finirà zero a zero.
  • Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.
  • Con le donne accade due volte di non saper cosa dire: all'inizio e alla fine d'un amore.
  • Costa una fatica del diavolo conservare una buona opinione di sé. Chissà come fanno, certuni.
  • Diffidate degli ottimisti, sono la claque di Dio.
  • Dio è migliore di quel che sembra, la Creazione non gli rende giustizia.
  • Dovetti scegliere fra morte e stupidità. Sopravvissi.
  • Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.
  • È più facile amare gli altri che sé. Degli altri si conosce il meglio.
  • Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l'anima vedova, a mutare in piani di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie.
  • E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita?
  • È un bluff? Non è un bluff? Fra poco muoio e lo vedo.
  • Exercitum in hiberna deduxit, condusse le truppe nei quartieri d'inverno... Così Cesare termina ciascuno dei commentari gallici. È probabile che aspettasse quei giorni d'ozio e quella luce di neve per dettare le sue gesta a uno scriba. Altrettanto dovrebbe ciascuno di noi, serbando all'azione le rimanenti stagioni.
  • Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com'è difficile scegliere!
  • Gira, rigira, da Talete in poi la filosofia pesta l'acqua nel mortaio.
  • Gli assenti hanno una volta torto ma novantanove volte ragione.
  • Grido, è vero, ma a fior di labbro.
  • Hic: lo spazio; Nunc: il tempo. Due tappeti volanti, due scale mobili su cui immobile avanzo. E Zenone non mi aiuta.
  • I pregiudizi han più sugo, talvolta, dei giudizi.
  • I ricordi ci uccidono. Senza memoria, saremmo immortali.
  • I sogni: "lavoro nero", ma non pagato, della ragione.
  • I suicidi sono solo degli impazienti.
  • Il dubbio è una passerella che trema tra l'errore e la verità.
  • Il pacifismo è guercio ma il bellicismo è cieco.
  • Il primo segno d'amore consiste nel trasformare un essere che ci era domestico in un demone sconosciuto.
  • Il sonno è amore di morte, l'insonnia paura di morte.
  • In un mondo d'arrivisti buona regola è non partire.
  • Insomma, sarà che siamo ottusi e il Suo riserbo ci frastorna, ma, insomma, qualche chiarezza in più, da parte di Dio, sarebbe stata augurabile.
  • L'amore, nella maggior parte dei casi, è soltanto un prestito con cauzione.
  • L'immaginazione è "la pazza di casa", m'insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.
  • L'unica cosa asciutta: la sterilità.
  • L'universo: un acrostico dove cerco di leggere Dio.
  • La fama è la gloria venduta a saldo, con gli sconti di fine stagione.
  • La felicità esiste, ne ho sentito parlare.
  • La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.
  • La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat lux e la luce fu.
  • La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.
  • Le dissi che l'amavo. Incassò la notizia come uno cheque.
  • Meno credo in Dio più ne parlo.
  • Metà di me non sopporta l'altra e cerca alleati.
  • Metri, metronomi, meridiane... L'uomo presume, misurando lo spazio e il tempo, di vincerli, mentre sono essi che misurano lui.
  • "Mi spaventa possedere chi amo, mi spaventa amare chi possiedo." Così disse Adamo e spartì eros e amore. Ma Eva non era contenta.
  • Molte donne si vestono bene, ma tutte si spogliano male.
  • Molte morti sono suicidi truccati.
  • Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.
  • Nascere è umano, perseverare è diabolico.
  • Non conosco voluttà più pungente del leggere, non già un libro da cima a fondo, ma, pescando a caso, qui una pagina lì un rigo, ritti in piedi, dinanzi alle cascate prodigiose d'una biblioteca.
  • Non il sonno ma l'insonnia della ragione genera mostri.
  • Non vedo perché sia legittimo amare insieme Cimarosa, Bach e Stravinskij e sia da fedifraghi amare a un tempo Carolina, Claudia e Maria.
  • Ognuno sogna i sogni che si merita.
  • Per fortuna gli eroi muoiono di morte violenta.
  • Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther.
  • Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese.
  • Riconosco per mio solo ciò che ho scritto con inchiostro simpatico.
  • Sarò forse presuntuoso ma il mio specchio mi calunnia.
  • Scrivo poesie che si capiscono, devo sembrare un cavernicolo.
  • Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?
  • "Se esistesse si saprebbe in giro," disse il filosofo, parlando di non so chi... [Dio]
  • Se volete saperne di più su di voi, origliate dietro le porte.
  • Senza note a piè di pagina, certe donne non si capiscono.
  • Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.
  • Sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori.
  • Tale è la forza dell'abitudine che ci si abitua perfino a vivere.
  • Un grande scrittore è di solito meno intelligente di molti scrittori minori.
  • Un pene innamorato è spesso balbuziente.
  • Un'idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un'altra.
  • "Una biblioteca", dice Ralph Waldo Emerson, "è un harem". E se fosse una polveriera?
  • Una passione è il totale di due malintesi.
  • Veglia a due, in silenzio, nel buio. Finché uno si decide e mormora all'altro: "Dormi?"

FONTE: http://it.wikiquote.org/wiki/Gesualdo_Bufalino

sabato 4 agosto 2012

Nugae, le mie parole [ed è uno]


POLVERE E FELICITÀ 

In fondo a La Grande Piazza si intravedono tante baracche una a fianco all’altra. Un piccolo vermicello sembra volersi dirigersi verso le baracche. Ha passato la notte lontano, spero in un posto migliore. E cammina. Cammina velocemente. Quasi a metà piazza incontra l’amante. Lei lo aspetta, contenta come se dovessero andare a nozze. L’incontro è pirotecnico: lui si ferma, la vede, la fissa. Poi si vengono incontro e si abbracciano con le loro zampettine. Sprizzano gioia. Un bel bacio lungo un’eternità prima di fissarsi per rendersi conto di sentirsi realizzati. Il verme le indica il suo rifugio che si trova proprio vicino le baracche. Sta lì da poco, il repentino cambio di temperatura gli ha permesso di anticipare il trasloco di un paio di settimane.
Ha faticato per renderlo abitabile: ha dovuto farsi spazio fra zolle dure e pietre insormontabili. E poi le formiche! Maledette formiche! Le hanno conteso a lungo il posticino.
“Guarda un po’ queste operaie senza cervello!”  pensava spesso.
Tuttavia il viaggio non è poi così semplice. La polvere. Spinta dal vento li avvolge e lei, la sua amante, si aggrappa alle ali del suo principe. The show must go on.
Intanto da una delle baracche esce una donna vestita di stracci con in mano altri stracci. Poco fa non precisato che ogni baracca ha al suo fianco un piccolo lavabo non eccessivamente sporco: sono tutti un po’ infangati.
La donna inizia a lavare gli stracci. Ma la polvere ostacola il suo lavoro. Si strofina gli occhi nel tentativo di togliere la polvere, ma il risultato è pessimo: le mani sono molto lerce e quindi adesso ha il viso completamente sudicio. Gli occhi sono arrossati, qualche lacrima scende giù vispa e civettuola. E poi ancora vento e polvere. Mi sono accorto che c’erano dei panni stesi. Erano stesi appunto. Adesso sono a terra. Sono i panni che il marito, fermo all’uscio, osserva cadere e grida:
“I miei vestiti! No! Dovevo metterli per la funzione religiosa!”
“Dai, non ti preoccupare che capiranno. Mica è colpa tua…”
“A me non piace ricoprirmi di polvere”
“Nemmeno a me.” risponde la moglie cercando di incoraggiarlo “Ma andrà meglio, vedrai.”
Lo incoraggia, ci sta. Il marito è però un uomo navigato e orgoglioso: sa in che condizione vive, sa che non c’è nessuna via di scampo, non vuole apparire malconcio davanti lo specchio. Ostacolo duro la polvere. Da giovane teneva una barba folta. Il tempo ha giocato la sua parte:  è cresciuto, ha capito e l’ha tagliata. Scura, nerissima in teoria. Bianca allo specchio a causa della polvere. Quando non c’è acqua a sufficienza è meglio tagliare tutto.
I due vermicelli continuano la loro marcia di avvicinamento al rifugio avvolti sempre più nella polvere. Sono ormai a pochi passi.
“Vado a lavorare” parla con voce chiara e tonante il marito.
“Ciao amore, e buona giornata” risponde la moglie.
“Grazie” risponde. Poi le si avvicina, la bacia, va via. La moglie resta a lavare i panni: ignora la polvere che la circonda.
Pericolo. I due vermicelli sono praticamente arrivati. Lui le mostra l’ingresso, lei cerca di osservarlo. Pericolo. Il vento è forte e non fa sentir nulla. La polvere oscura tutto. I due vermicelli non avvertono il rumore dei passi. Niente da fare: ci rimangono secchi. Due corpi senza forze avvolti nella polvere. Il processo è irreversibile. 

Francès

venerdì 20 luglio 2012

La sonata a Kreutzer, storia di un uomo turpe non depravato

Recensire un’opera di Tolstoj è un’operazione molto complessa per tante ragioni. Vuoi che i suoi personaggi hanno varie sfaccettature, vuoi che usava i suoi romanzi per lavorare molto su se stesso, vuoi che fu irrequieto per tutta la vita cambiando spesso idee e posizioni su varie tematiche. Insomma, dall’odore della guerra ad una visione cristiana del mondo il passo è breve se si legge la biografia di Tolstoj. Il romanzo su cui vorrei spendere un paio di parole è La sonata a Kreutzer. 
Il titolo è tratto da un’opera di Beethoven che stimolò molto la mente dello scrittore russo e che sarà la colonna sonora di uno dei delitti più classici del mondo, il delitto passionale. Ho letto il romanzo e subito dopo non ho potuto far a meno di correre ad ascoltare la sonata di Beethoven.
Ciò che più colpisce del romanzo è la narrazione di Pozdnysev, il protagonista dell’evento delittuoso anticipato fin dalle prime pagine. Una narrrazione secca, lucida, accurata, precisa, spesso parziale. Affrontare in questa maniera il matrimonio, la convivenza e la gelosia, elementi cardine di ciò che oggi noi siamo soliti riassumere con amore non è un’impresa scontata, il rischio scadere nel luogo comune è sempre dietro l’angolo. Ma Tolstoj no. Tolstoj non c’è cascato. E direi che non c’è miglior complimento: si contano nelle dita tutti coloro che hanno speculato sull’amore non carnale, l’amore quello sentimentale. Non è una storia incalzante, è riflessiva. Non è un giallo o un thriller, tutto è già accaduto e il protagonista è già passato ai commenti di ciò che ha fatto. Cito un passo per far capire con quale facilità Pozdnysev riesca a dare delle spiegazioni di alto spessore incastonandole nei fatti della sua vita:

La depravazione non sta in qualcosa di fisico, perché infatti nessuna turpitudine fisica è depravazione;
 la vera depravazione è proprio volersi liberare dei legami morali con la donna con cui si ha un rapporto 
fisico. Ricordo quanto ho penato una volta per non essere stato in grado di offrire del denaro a una 
donna che probabilmente si era data a me per amore. Ho trovato pace solo quando sono riuscito
 a mandarle dei soldi, ribadendo con ciò che non ritenevo di avere vincoli morali nei suoi confronti.

La grandezza di Tolstoj sta nel fatto che io sono qua a parlare di lui senza non avere ancora citato le  sue due grandi opere. Può sembrare una banalità o una leccata di culo. Non è così e chiarisco subito il perché a scanso di equivoci. Dei grandi narratori, Tolstoj, secondo le mie preferenze, si trova una spanna sotto Hemingway e Dostoevskij. E colgo l’occasione per scrivere cosa non mi è piaciuto di questo romanzo: la Postfazione dell’autore. Tolstoj aveva questa visione saggistica della narrativa. Condivisibile, per carità. Però questa postfazione ti toglie tutti i dubbi al lettore. Dubbi scaturiti da cento e passa pagine riassunti sotto un unico tetto: il cristianesimo. Questa cosa non mi è piaciuta e non solo perché non sono d’accordo con la visione filosofico-teologica di Tolstoj.

Adesso chiudo il post e rimetto Beethoven.
Francès

sabato 7 luglio 2012

A lezione da Il grande Gatsby


Cosa ci ha insegnato l’America?
A nascondere il particolare nel tutto; ad approfittare di un interesse pubblico per uno privato; a comprare un macchinone per farci posare il culo di una figa. Ad organizzare festini per morire di solitudine. Perché la vera solitudine non si nota in una grande festa. Perché solo così si può invitare qualcuno che invece eviti quando sei solo per i più svariati motivi. Ad arricchirci senza lavorare e a speculare sui soldi altrui; a presentarci per quelli che non siamo ma che vorrebbe sentire chi ci ascolta. A convincerci che con i soldi si possa comprare tutto, morte compresa.

Cosa ci ha negato l’America?
Che “la sola cosa che un self-made man non potrà mai comprare” è nascere ricchi. E poi ancora non ci hanno spiegato che i ricchi “sfracella[va]no cose e persone e poi si ritira[va]no nel loro denaro o nella loro ampia sbadataggine o in ciò che comunque li [tiene] uniti, e lascia[va]no che altri [mettano] a posto il pasticcio che [hanno] fatto”.

Per il resto ci pensiamo noi che da italiani sappiamo come funzionano certi meccanismi.
Francès